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Qualora si verifichi irrimediabilmente un danno uditivo, la precocità e l’adeguatezza dell’intervento riabilitativo, protesico e logopedico, rappresentano misure di prevenzione secondaria volte a ridurre le limitazioni di performance comunicativa, o disabilità, del soggetto. Soprattutto per quanto riguarda il bambino in età precoce, il danno uditivo comporta il progressivo deterioramento o mancato sviluppo delle competenze linguistiche, degli aspetti cognitivi e comportamentali che generano, alla fine, una condizione di “scarsa partecipazione” alla vita sociale attiva e si traducono in handicap. Attualmente, l’identificazione del deficit uditivo alla nascita deve costituire l’obiettivo principale in campo di prevenzione secondaria poiché si è dimostrato che quanto più precocemente viene ripristinata una normale stimolazione acustica, tanto minore risulta il gap fra bambino ipoacusico e bambino normoudente, in termini di performance comunicative, linguistiche, relazionali e cognitive. Non è però solamente sufficiente un’adeguata protesizzazione, il bambino deve essere anche supportato da un adeguato trattamento dei disordini delle competenze linguistiche, per far si che cresca armoniosamente, percorrendo le tappe fisiologiche dell’acquisizione uditiva e linguistica. Il percorso verso una comunicazione “normale” si svolge spontaneamente solo in minima parte, mentre la maggior parte delle acquisizioni linguistiche deve essere guidata da un adeguato percorso riabilitativo-logopedico.
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