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L'impianto cocleare nella sordità profonda

Prima degli anni 80 non esistevano soluzioni terapeutiche per i pazienti affetti da sordità neurosensoriale bilaterale profonda. A causa della perdità della funzionalità delle cellule cigliate della coclea questi pazienti non ricevevano alcun beneficio clinico dalle convenzionali protesi acustiche, capaci solo di amplificare in maniera più o meno selettiva il suono in arrivo.

E’ solo negli ultimi venti anni che questa tipologia di pazienti ha iniziato ad ottenere benefici clinici, grazie all’impianto cocleare.

L’impianto cocleare, conosciuto anche come orecchio bionico, è fondamentalmente una coclea artificiale, ossia un sistema che riproduce la funzionalità della coclea, trasformando l’energia meccanica del suono in impulsi elettrici che raggiungono il cervello attraverso il nervo acustico.

L’impianto cocleare sostituisce l’analisi in frequenza e il processo di trasduzione del segnale da meccanico in elettrico, che un orecchio sano compirebbe, con una elaborazione elettronica del segnale e una stimolazione elettrica diretta del nervo uditivo.

L’impianto cocleare è quindi utilizzato in tutti quei casi in cui la perdita uditiva neurosensoriale è grave o profonda. In questo caso la semplice amplificazione meccanica di una normale protesi acustica non può apportare un beneficio. Infatti nella sordità neurosensoriale l’orecchio esterno e medio sono intatti, ma sono le cellule cigliate entro la coclea che sono danneggiate. Questo significa che gli impulsi elettrici naturalmente prodotti non possono raggiungere le fibre nervose del nervo acustico, impedendo al suono di essere veicolato fino al cervello .

L’impianto cocleare infatti, diversamente dalla protesi acustica, non agisce su alcuna funzione dell’orecchio esterno o medio, ma agisce stimolando direttamente le cellule nervose del ganglio spirale che costituiscono il nervo acustico.