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Silenzio per Natura

La Mamma di un bambino sordo ha lasciato questo racconto sul forum- Mia sorella scrittrice in Erba, ha pensato ad Alessandro ed ha scritto questo, ed ha vinto la pubblicazione su un libro I brevissimi - Freaks Edizioni - Faenza(Ra)

 SILENZIO PER NATURA - Francesca Renda - I brevissimi -Freaks Edizioni

Guardo fuori dal finestrino. C’è quel buio che si può vedere solo guardando fuori dal finestrino di un aereo che sta attraversando l’oceano, a tredicimila metri d’altezza. E’ un buio totale, assoluto, disturbato solo dalle flebili luci ad intermittenza dell’aereo che ci sta passando in mezzo. Penso ai piloti, a quello che vedono di fronte a loro, all’immensa distesa di buio e di silenzio. Mi giro e la guardo. E’ intenta a seguire il film che stanno trasmettendo e che io ho già visto. Le hostess sono appena passate a chiederci se desideriamo qualcosa.

Vorrei raccontarle quello che sto pensando. Se fosse possibile stare là, fuori da questo aereo, sospesi nel vuoto, esattamente in questo momento, a questa altezza, si riuscirebbe a sentire qualcosa che assomiglia al mio silenzio. Ne sono sicuro.

Lei potrebbe capire ciò che, invece, non capirà mai perché non potrà mai non sentire quello che non sento io. Appartengo a quella parte del mondo in cui il silenzio è l’unico padrone, totale, assoluto, in cui non ci sono suoni né rumori, non ci sono parole e non ci sono i toni che accompagnano le parole, non ci sono melodie, né urla o sussurri, non ci sono scoppi, non c’è il rumore del vento né della pioggia che cade o del fuoco che scoppietta, non c’è il rumore della televisione accesa, delle pagine di un libro che vengono girate, delle campane o del bicchiere che cade per terra e si rompe, non c’è il suono del battito del cuore né quello del respiro.

Appartengo a quella parte del mondo in cui anche chi chiede silenzio non può essere ascoltato perché tutto è già silenzio. Sono sordo, ma ci sento. Per questo conosco il mio silenzio ed anche il vostro, quello che voi chiamate silenzio.

Quando avevo poco più di un anno mio padre e mia madre hanno deciso di farmi avere quello che Dio, avrà avuto le sue ragioni, non ha voluto che avessi per natura. Mi hanno messo nelle mani di uno dei migliori chirurghi del mondo che mi ha reso come gli altri a partire da un piccolo varco qui, proprio dietro l’orecchio destro, dove ora c’è una cicatrice, tatuaggio che evoca il silenzio da cui provengo. La calamita che porto attaccata alla testa, segno tangibile della mia innata sordità, è il ponte tra il mio silenzio ed il vostro rumore che lentamente ho imparato ad ascoltare.

Ancora oggi, qualche volta, mio padre mi chiama per nome, poi indica con il dito il suo orecchio e mi dice “Ascolta” così come faceva quando ero piccolo. E poi parla, cercando quell’attenzione che infinite volte gli ho rivolto. E’ un’abitudine, sia la sua che la mia, testimonianza dei miei anni trascorsi a conoscere un mondo in cui ci sono suoni, rumori e voci, ci sono la musica ed il ticchettio dell’orologio, il rumore dei tacchi che battono sul pavimento, quello dei tuoni, delle onde del mare e delle foglie che si muovono sugli alberi, c’è il ronzio di una zanzara nelle notti d’estate, ci sono il vociare della gente in spiaggia, l’abbaiare di un cane, il battere delle mani, il rumore del traffico, quello del treno che passa sulle rotaie e dell’aereo mentre è in volo.

Guardo ancora per un attimo fuori dal finestrino e poi torno a guardare lei, mia madre. Penso a quanto deve essere stato doloroso e faticoso scoprire e poi comprendere ciò che per me è naturale. Poggio la testa sulla sua spalla. Lei si gira verso di me, poi riprende a vedere il film. Stacco la calamita, come quando da piccolo staccavo la calamita e correvo da lei, la raggiungevo e le chiedevo di tenermi in braccio. Mi addormentavo così, cullato dal movimento del suo respiro, in silenzio, il mio, serenamente.


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