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Cercate Di Nascondere La Vostra Sordità?

Cercate di nascondere la vostra sordità?

Posted on February 19th, 2009 da DeafMom (una mia amica ed una grande blogger)

Per molti anni ho cercato di nascondere la mia sordità. Non mi sentivo a mio agio dovendo indossare l'unico apparecchio acustico che mi era stato dato quando facevo la quarta elementare. Durante la giornata scolastica nascondevo l'apparecchio sotto i miei capelli ed ero stra-brava nel camuffare la mia disabilità e nel Bluffare (cioè fare finta di capire e di sentire i messaggi). Sorridevo ed annuivo mentre i miei amici conversavano durante la pausa pranzo e durante la ricreazione. Ero talmente brava a bluffare che le mie insegnanti raccontavano alla mia mamma che "me la cavavo benissimo in classe nonostante la mia perdita uditiva". Quando ripenso ai miei anni alle elementari, mi rendo conto di essere stata consapevole della mia perdita uditiva molto prima di quando mi fu diagnosticata. Mi ricordo che ai giardini io continuavo a giocare dopo che la maestra aveva dato l'ordine di tornare in classe, e solo quando alzavo la testa mi rendevo conto che tutti i miei compagni erano già in fila pronti per tornare dentro. Ero l'ultima rimasta nell'area di gioco. Da quel momento ho iniziato a compensare il fatto che non riuscivo a sentire la voce della mia insegnante, calcolando i tempi esatti della ricreazione per non restare l'ultima bimba fuori. Mi ricordo che nell'ultimo anno dell'asilo la maestra doveva toccarmi per segnalarmi quando l'ora di riposo era finita. Ho imparato velocemente anche a guardare sempre il bambino accanto a me; quando si alzava lui, mi alzavo anche io.

Sono sicura che per le mie maestre io andavo abbastanza bene a scuola. In seconda media, avevo una classe dove facevamo a turni leggendo un paragrafo ciascuno. Io calcolavo nella mia testa il numero di studenti che mi precedevano e contavo i paragrafi del libro per capire bene quale sarebbe stato il momento in cui sarei stata io a leggere. Quando ero veramente fortunata, il ragazzo accanto a me leggeva con il dito appoggiato sul libro, così riuscivo a seguire il racconto parola per parola. Poi, quando toccava a me a leggere, sarei stata capace di cominciare al punto giusto.

Dentro di me però, sapevo che mio stomaco era inquieto ed era difficilissimo seguire tutto a pari passo. Vi erano migliaia di situazioni durante la giornata scolastica, nelle attività dopo scuola oppure ai giardini, dove dovevo stare in iper-allerta per seguire tutto. Sono sicura che oggi giorno ci sono ancora bambini sordi che vivono in questa maniera- bluffando in modo tale che riescono a passare le giornate nel modo più "normale" possibile.

Mi ricordo il giorno che ho deciso di non nascondere più la mia sordità. Ero all'università. Sono salita sul pullman con i miei capelli raccolti in una codina ed il mio apparecchio ben visibile sul mio orecchio.

Non me ne poteva fregare di meno.

Per la prima volta in vita mia, non mi importava che vedessero il mio apparecchio in pubblico.

Fu la svolta per me.

Negli anni ho conosciuto diverse persone che hanno vissuto così la loro sordità e parlare di sordità o di argomenti correlati è una cosa troppo dolorosa. “Vivere con una perdita uditiva significa che tutto diventa più difficile," la mia amica mi ha spiegato. "Quasi tutti prendono per buono che le persone possono sentire...è un pò come far capire ad una persona che respira normalmente cosa vuol dire avere l'asma - è impossibile. E' un'esperienza di isolamento sociale. Le persone pensano che tu le stia ignorando quando non rispondi alle loro domande, e lo prendono come un'offesa".

La mia amica ha ricordato che alcuni dei suoi insegnanti non capivano quello che lei stava attraversando nell'ambiente scolastico. Con il passare degli anni,le dicevano, "Te senti solamente quello che vuoi sentire".

Questa è una frase che veniva detta anche a me.

In prima media, durante l'ora di Musica, avevamo una verifica dove tutti dovevano ascoltare una registrazione musicale per poi scrivere il tempo delle battute. La professoressa notò che non stavo scrivendo nulla. Lei cercò di spiegarmi cosa dovevo fare. Ancora una volta cercai di ascoltare, ma ancora una volta...non riuscivo a scrivere nulla. La prof era arrabbiata. Ancora oggi ricordo le sue parole: "Karen, devi alzare il volume del tuo apparecchio acustico ed ascoltare!".

Raccontai alla mia mamma dell'incidente e lei il giorno dopo si recò subito dal preside per spiegarle il motivo per cui non riuscivo a seguire la musica. La preside chiamò la Prof di Musica nel suo ufficio e, per qualche motivo fui io a dover chiedere scusa a lei. Non capivo il perchè, ma ero li a chiederle scusa. Per recuperare la verifica che non avevo completato fui costretta a scrivere due temi di 500 parole ciascuno sul piano forte e la chitarra..durante le mie vacanze di Natale! Mentre i miei amici si godevano le vacanze, io ero lì a fare i temi.

Credo che abbiamo fatto tanti progressi per aumentare le conoscenze in riguardo alla sordità, ma penso anche che c'è ancora molto lavoro da fare.


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